The Dublin Boy è uno spettacolo pensato per le scuole secondarie di secondo grado. Unisce teatro, letteratura, tecnologia e attualità, con l’obiettivo di avvicinare gli studenti alla figura e all’opera di Oscar Wilde in modo innovativo, coinvolgente e accessibile. La compagnia Climax porta in scena un viaggio teatrale nel tempo che parla di diversità, di coraggio, di libertà, e soprattutto di ciò che resta — oggi più che mai — necessario. In un futuro non troppo lontano, all’interno di un liceo ipertecnologico, una classe partecipa a una lezione sperimentale che promette di rivoluzionare il modo di studiare la letteratura. Un sofisticato sistema basato sull’intelligenza artificiale è in grado di ricostruire digitalmente le coscienze di grandi autori del passato. Ma qualcosa sfugge al controllo: Oscar Wilde non appare come un semplice ologramma, bensì si materializza in carne e ossa. Elegante, tagliente, incantato e insieme critico verso il mondo contemporaneo, Wilde trasforma la lezione in uno spettacolo travolgente. Attraverso un racconto teatrale che intreccia vita vissuta e invenzione scenica, Wilde ripercorre la propria biografia: dall’infanzia in Irlanda alla fama nei salotti londinesi, dal processo per omosessualità alla prigionia nel carcere di Reading. La narrazione è arricchita da episodi storici, aneddoti, aforismi e interventi dal vivo degli studenti, in un continuo scambio tra palco e platea. Un imprevisto nel sistema fa apparire anche i personaggi più celebri delle sue opere: Dorian Gray, Lady Bracknell, Lord Henry, Cecily e Gwendolen. Tra loro e Wilde nasce un dialogo surreale e profondo, che affronta i grandi temi della poetica wildiana: la bellezza, l’identità, l’apparenza, la libertà di essere sé stessi. Nel momento più intenso dello spettacolo, Wilde coinvolge alcuni studenti nel dibattito, dando vita a uno scambio autentico e attuale su domande fondamentali: Che cos’è la bellezza? Conta più l’apparenza o la sostanza? L’arte deve provocare o consolare? Siamo davvero liberi di essere chi siamo? Il finale è commovente: Wilde incontra il sé stesso giovane, in un confronto toccante sulle scelte, le ferite e il coraggio. Infine, si congeda con un’ultima battuta: > “Moriremo tutti, è certo. Ma io, almeno, morirò citandomi.” E lascia al pubblico il suo epitaffio più celebre: > “La vita è troppo importante per essere presa sul serio.”